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Zibibbo di Pizzo Calabro

Dalla descrizione del Presidio Slow Food (link):

Situato su un promontorio a picco sul mar Tirreno, Pizzo Calabro ha origini molto antiche: era un paese dalla florida economia già alla fine del 1300, quando i monaci Basiliani costruirono un nuovo porto avviando un importante commercio di spezie, sete, pesce salato, olio e frutta. I terrazzamenti affacciati sulla costa tirrenica ospitavano coltivazioni di olivo e vite, alternate. 
Le uve erano tutte di moscato d’Alessandria, noto anche come zibibbo, un vitigno proveniente dal Nord Africa e coltivato già dall’anno Mille in quest’area così come nelle isole siciliane, dove ha trovato condizioni pedoclimatiche ideali.
Fino alla seconda meta del ‘900 a Pizzo il moscato d’Alessandria era principalmente un’uva da tavola, molto apprezzata per la sua aromaticità e dolcezza e per il colore dorato e leggermente lentigginoso degli acini. Solo piccolissime quantità erano vinificate, per essere poi bevute in famiglia nei momenti conviviali e nelle ricorrenze importanti. Mentre non esisteva la tradizione – molto diffusa in altre aree del meridione – di produrre uva passita. Negli anni Sessanta, con l’introduzione delle varietà californiane specializzate per la produzione di uva da tavola, più produttive e spesso senza semi, la coltivazione a Pizzo è andata in declino e nell’area le viti, poco per volta sono state espiantate. 


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